È ora di finirl

Cose lasciate a metà.

Roba mai finita, ma che non vogliamo dare per persa.

Progetti tanto amati da non avere avuto il coraggio di portarli avanti.

L’inconcludenza di quando ti culli un pensiero nella testa tanto a lungo, che arrivi a idealizzarlo.

Idealizzare una cosa, a volte, comporta che la lasci lì, inerte, apatica, in atteggiamento adorativo, un concetto estatico da graffiare con gli occhi, bagnare con la mente. Attendere la calma per scatenarci sopra una tempesta glottologica di possibili evoluzioni. Una calma leggera che per naturale costituzione, difficilmente potrà mai arrivare.

Pensare tanto da sentire una piccola pressione dietro gli occhi. Trasformare l’immobilità in frenetica attesa.

Una forma di autoerotismo morbosamente astratta.

L’autoerotismo diventa morboso quando non raggiunge la catarsi. Quando ci si tortura al punto di non voler terminare l’attesa di quel momento, con un orgasmo che potrebbe rovinare l’idea che ci siamo fatti del piacere. Ciò nonostante, non si trova un buon motivo per staccare la mano.

autocitarsi 20

Una forma di ansia da rassegnazione.

Volersi convincere fino in fondo che mai e poi mai, lascerai che il fiore dell’ispirazione appassisca, fosse anche l’ultima cosa da farsi; ma contemporaneamente, in un piccolo e buio anfratto dell’anima, covare la consapevolezza che il tempo della creatività non lo controlli. O lo assecondi, o lo abbandoni.

Perdere tempo, davanti a un orologio che impietoso non concede tregua, nella speranza che le lancette abbiano un attimo di esitazione, cercando di congelare per sempre il momento perfetto, arrivato nel momento più sbagliato.

Fermare il mondo, solo per potersi abbandonare a quella spinta potente, che se non cavalchi subito, è destinata a schiacciarti a terra.

Ma quel momento non è il momento. Non il tuo almeno.

Stringi forte gli occhi, i pugni, i denti. Provi a bloccare ogni dettaglio, ogni suono, ogni colore, ogni odore.

Replichi, come in una scansione tridimensionale, tutto l’ambiente circostante nella tua memoria, combatti, t’impunti, barcolli, tieni duro… e ce la fai. L’hai salvata quell’idea giusta arrivata al momento sbagliato.

Ti ho salvata all’oblio e ora non ti lascerò andare mai più.

Mai più.

Non alzerò la teca di cristallo sotto la quale dormi, per paura che una folata di vento ti porti via.

Ti guardo.

Ti penso.

Ti tocco.

Ti lascio dove sei.

Non ora, non è ancora il momento.

Non ammetterò mai che il tempo passato non torna. Credo ancora che riuscirò a terminare, pur avendo finito la benzina all’imboccatura del rettilineo finale.

Non posso dirmi inconcludente finché non sarà finito il tempo.

Manca poco, basta aspettare il momento giusto.

Non lascio le cose a metà io.

Non voglio essere e non sarò mai una persona inconcluden

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. E’ verissimo, succede. Qualcosa che nella tua testa sembra perfetto, così perfetto che hai paura di realizzarlo. Non è facile capire quali sono le idee da lasciar andare una volta per tutte e quelle che davvero, invece, aspettano solo il loro momento. A volte una cosa che sembrava destinata a restare nel paradiso degli ideali si realizza invece ad anni di distanza, a me è successo. Ma è diverso capire invece che stavi cullando come desiderio una cosa che in realtà hai smesso di volere senza volerlo ammettere… insomma, quanto siamo complicati 😀

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    1. B ha detto:

      Complicati e cocciuti! 🙂

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