Felicità e altri titoli poco adatti

il

Puoi stringere la cinghia quanto vuoi, ma tanto non la leghi.

Non puoi costringere le cose immateriali a coprire le paure.

I sorrisi di chi la conquista, non chiedetemi il perché,

fanno adombrare gli occhi di chi ancora non la cede.

Come se ci fosse qualcosa di profondamente sbagliato

nella ripartizione delle emozioni fra gli esseri umani.

Che a pensarci bene, le emozioni poi si imbarazzano.

Le disuguaglianze stanno all’origine della natura

ed è facile accettarlo quando non sei l’albero abbattuto.

Prova a spiegarlo a chi deve correre con la corteccia spessa.

Non startene impalato a far ombra sui fossili di sole.

Razzola l’aria che tira quando non c’è il becco di un sorriso.

Tutti galline coi lombrichi degli altri.

Mi mangi sulla testa proprio ora che sono fuori dalla torba.

Io indicavo la luna e tu mi hai beccato il dito, stolta coccodè.

A guardare a un palmo da terra, va a finire che vedi tutto brullo

e la bellezza diventa una vernice al piombo che inquina la verità.

Quando la struttura scricchiola sotto il peso degli occhi di chi guarda,

tutta l’impalcatura serve solo a tenere il velo di pietà sulla facciata.

Sorrisi di contorno a crepe di rimmel, intonaco di muri sbavati,

squallide prospettive che si affacciano su un futuro di mattoni rossi.

Nessun sentiero su cui voltare i tacchi nel regno di Nessundove,

la prospettiva cambia a seconda della finestra da cui ti affacci.

Anche se il panorama è sempre lo stesso, il sole sveglia prima me!

Adoro salutare giù dal letto il piede addormentato che mi dest(r)a.

Il lato del letto non posso sceglierlo, vivo in mezzo a una piazza singola.

La pianura spiana le domande sul perché la vita è così breve.

Sapere per primi di essere ancora vivi può essere gratificante,

quando invece non lo sai è liberatorio visto che non ci pensi più.

Vista dal giusto punto di vista la cecità non abbaglia più di tanto,

ma il rumore è davvero insopportabile, come fai a non sentirlo?

Se continui a urlare, come faccio a farti capire che suono fa la solfa?

Esci subito dai miei pensieri, sei troppo ingombrante e ossessiva!

Come faccio a fare altro, se stai lì a guardarmi guardarti immobile?

Guardami correrti incontro, invece di scappare ogni volta, se hai coraggio!

Stupida servetta dispettosa e beffarda. togliti il berretto a sonagli.

Tanto è scontato che l’hai preso a un mercante di pulci, pizzica.

Sembri una serpetta velenosa con quelle buffe campanelline.

Annunci il tuo arrivo quando sei già andata via, solo per il gusto

di fare annegare di noia i pescatori di perle di saggezza.

Il lago è vuoto, le idee stanno a dissetare i lombrichi di prima.

Nei fiumi non c’è acqua perché è andata al mare, com’è dolce.

Il mare di vuoti a colmare divieti di transito sui sensi unici.

Delira pure, a me la tua ombra non fa né caldo né febbre.

Se ci sei sono felice, se non ci sei aspetto il sette e vado in ferie.

Al mare troverò molte delle pelli che hai cambiato.

Unisci ciò che hai diviso mettendoti in mezzo, stringimi la cinghia,

ubriacami, rendimi la libertà di non andarmene mai più.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. le hérisson ha detto:

    ancora una volta, plauso!

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    1. B ha detto:

      Grazie!!! 🙂

      Liked by 1 persona

  2. ERO SVEGLIA ha detto:

    Come vorrei aver scritto tutto questo!

    Liked by 1 persona

    1. B ha detto:

      Chi meglio di chi dorme può usare la fantasia? Ho letto il tuo blog…bellissimo! Grazie! 🙂

      Mi piace

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