Riempire gli spazi

il

In testa solo titoli di coda.

Io sono roba…

In disordine.

Sono roba in disordine in una stanza vuota. Vuota, ma piena di roba. Le stanze vuote invogliano ad essere riempite. La roba è perfetta per riempire gli spazi vuoti. Riempire gli spazi…una volta pieno bisogna far spazio. Lo spazio non lascia spazio ad altro.

Sono roba a coprire la pelle graffiata di un vecchio divano che ormai fa da armadio. Mucchi di pezzi di stoffa, sopra un divano di pelle umana, che sogna di fare da tenda per guardare fuori dalla finestra. Vestiti che mi sono dimenticato di avere, su un divano su cui non posso più sedermi. Vestiti, indossati ma mai portati fuori a cena. Sono puliti ma spiegacciati. Vissuti ma sepolti. Cose che non si mettono in mostra. Cose che non si mettono e basta. Coperte da solitudine, plaid che non fanno compagnia ma tengono caldo. Utili come un airbag. Utili come un Dio. Nessuno dei due si vede, ma si crede in entrambi contemporaneamente quando serve.

Prodotti di sottrazione di massa a contenere il volume per mettere quei jeans che quando ero giovane ricordo che ci entravo.

C’ho le foto.

Prove di vita a ricordare quanto non sapevo mi sarebbe importato in futuro.

Sono così pieno di difetti e ammaccature, che non posso stare sul bancone.

Frutta buona che però è meglio rifilare in mezzo al mucchio, se no si scarta. Non ho prezzo senza tuttavia essere inestimabile, ma sono pieno di etichette. Non sono in vendita. Non ho mercato. Roba da collezionisti che avrebbe mercato se fosse in condizioni migliori.

Non accetto condizioni, ma non sono in condizione di rifiutare. A fare rifiuti si finisce nel cassonetto. La differenziata può davvero fare la differenza tra peso netto e peso lordo. La tara è una faccenda sporca, da trattare con i guanti.

Ci vogliono i guanti di velluto per trattare con delicatezza le situazioni indelicate. Sviare lo sguardo per fare la magia. Illudersi che tutto sia diverso. Vado avanti. Senso unico.

Chino il capo, non mi vedo. Il capo mi opprime ma il lavoro nobilita e ingrassa la famiglia reale. Vorrei esser Duca ma sono uno dei conti che non tornano. Una volta lanciato in mezzo alla folla divento un singolo. Disco di platino in un mondo dorato d’argenteria di latta.

Passo inosservato solo quando nessuno mi cerca. Il guaio è che chi mi cerca trova ciò che si immaginava diverso.

Sono il giubbotto che ero sicuro che mi stesse meglio. Non so cos’è successo nel frattempo.

Porto addosso i segni dell’imperfezione, sono più pieno della tuta di un pilota. Sì ma quella di riserva. Vivo in una scatola chiusa dentro un armadietto in una stanzina di servizio. Appena sotto le scope.

Non sono sporco perché mi uso poco.

Non mi butto via perché sono come nuovo ma, visto che potrei tornare utile, pago l’affitto dello spigolo di mondo che occupo. Avere uno spigolo in un mondo sferico è già una piccola conquista.

Sono sarcastico. Anacronistico. In realtà non ho tempo. Vado di corsa.

Almeno se la terra fosse stata davvero piatta come la vedevo io, sarei potuto essere il pezzo di battiscopa scollato… che è scollato dal primo giorno. Il battiscopa è metafora della speranza. Prima o poi qualcuno mi incollerà a un muro.

Tutti dovrebbero farsi incollare.

Mal comune, fa un coro di lamenti. Il coro non cura ma tiene compagnia.

Il detto l’ha detto uno che stava bene. Il male lo lascio al lato oscuro della mente. Mente chi dice di essere buono, mentre ha in mente di dimenticarsi di te.

Le parole dicono qualcosa se qualcuno le dice e qualcun altro le sente.

Se non senti, non ascoltarmi.

Senti, non farci caso.

C’è altra roba da spostare e non so cosa ci possa essere lì sotto.

Fa niente. Finiremo un altro giorno.

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