60 minuti

Sono un buon padre? Me lo chiedo spesso, a volte lo penso, ma non ci credo granché.

Sto dando l’esempio a mio figlio, che le cose importanti vanno conquistate, vanno guadagnate e vanno meritate. Bisogna lavorare sodo per poter raggiungere la serenità.

Detta così può quasi sembrare una cosa bella, un concetto giusto e un incitamento forte all’impegno per ottenere ciò che si desidera, per realizzare i propri sogni.

Insegno quello che conosco. Non ho inventato nulla… anche se potrei se fossi meno pigro.

In realtà questa è la più clamorosa cazzata che un padre possa insegnare a un figlio.

La vita non è da conquistare. La vita è un dono che hai di base. Te la danno gratis, una delle poche cose oserei dire. Da li cominci a costruire. Se sei bravo quello che costruisci è bello, se no, meno.

Dalla nascita in avanti una persona impara. E per imparare si ha bisogno di qualcuno che insegni.

Io, un padre, insegno a mio figlio tutto ciò che la vita ha insegnato a me. Cazzo, ma se quello che ho imparato io fosse sbagliato? Come si fa? Cosa gli insegnerò? Cosa gli sto già insegnando?

Gli sto insegnando che per godersi 60 minuti di qualità al giorno, noi buttiamo via in media una ventina di ore.

Gli sto insegnando che il tempo per sé lo deve sottrarre al tempo per diventare una persona che possa accontentarsi di vivere 60 minuti al giorno. Non solo deve accontentarsi, ma deve oltre tutto essere grato alla vita di quei 60 minuti. Deve ringraziare i suoi genitori, di cui quasi non ricorda le facce tanto poco li vede, di avergli concesso “ben 60 minuti” al giorno.

Ricorda che ci sono bambini che non hanno la tua fortuna.

Questa cosa mi distrugge.

Mio figlio ha già imparato a fare a meno di me. Ha appena 4 anni e sa già che il mio contributo alla sua crescita è limitato a quei miseri 60 minuti al giorno, e ai week end. Nemmeno fossimo una coppia separata. Eccheccazzo!

La giornata è fatta di 1460 minuti! Poi però devi lavorare, devi dormire sei vuoi lavorare in modo produttivo, devi fare i lavori di casa, devi mangiare, devi…fare un sacco di roba. Devi riposare e continuare la caccia al tempo.

Il tempo invece non dorme e non si riposa. Mai!

1460 minuti di vita. 1460 minuti di crescita e di scoperte. 1460 minuti in cui, mio figlio, è sempre meno bambino e sempre più uomo. È un conto alla rovescia inesorabile.

Cresce. Cresce ogni minuto. Ogni secondo. Cresce anche ora che scrivo di lui. Scrivo di lui senza averlo qui. Sono li con lui ma lui non è con me. Cresce con qualcun altro ora. Ma continua a crescere questo è certo! Cresce così tanto che arrivo a stupirmi.

Riesco a rendermene conto. Vedo l’erba crescere, oggi più lunga di ieri e meno di domani, ma da lontano.

60 miseri minuti. 60 minuti nei quali, da buon padre (ma per favore…), devo giocare con lui, devo insegnargli cos’è giusto e cos’è sbagliato (come se davvero lo sapessi fra l’altro), devo fargli capire quanto sia la cosa più importante della mia vita, quanto lo amo, devo educarlo, dargli dei valori in cui credere (un po’ fascista questa cosa) e tutto… lasciandolo libero di crescere da solo.

Sì perché non è solo mio figlio. È una persona. E come tale ha le sue esigenze. Ha bisogno di stare con i suoi genitori, ha bisogno di giocare, ha bisogno di capire quali cose lo rendono felice.

Ha bisogno di pensare e ha il diritto di avere una sua opinione. Ha il diritto che le sue idee vengano, se non condivise, almeno rispettate!

Ha il diritto di scegliere cosa fare della propria vita. Ha il diritto di essere un essere umano pensante, che per capire, molte cose deve prima sbagliarle. Ha il diritto di vivere.

Ha il diritto di non volermi bene.

Io invece gli sto insegnando a essere un piccolo me. Ma è giusta questa cosa? Io sono la persona migliore che avrei potuto essere? Sono molto lontano dall’essere la peggiore, ma no. Sono sicuro di no. Sono una brava persona. Posso e devo insegnargli a fare in modo che anche lui lo sia, questo sì! Sarebbe già un miracolo! Se sarà felice allora mi sentirò  il miglior padre del mondo, ma sarà merito suo. Ho solo 60 minuti.

Ho 60 minuti per fargli capire che amo lui e la persona che diventerà.

Ho 60 minuti per dirgli che, nella mia mente, resterà con il viso di oggi per il resto della vita.

Ho 60 minuti per rendermi conto che 60 minuti sono un tempo ridicolo e che non è giusto.

Ho 60 minuti per capire che in 60 minuti si può e si deve cambiare il mondo.

In questi 60 minuti non devo perdere tempo a ragionare sul fatto che 60 minuti si sprecano in un secondo, o a pensare come passarli nel migliore dei modi. Sono già passati.

Perché tutto il resto non si può evitare, no?!

Si deve fare tutto quanto è necessario. Ci si deve accontentare.

Basterebbe smettere di vivere in funzione del tempo, basterebbe usare il tempo… nel giusto tempo. Basterebbe giusto avere il tempo di cambiare il mondo quel tanto che basta, per poter vedere un figlio essere felice di esistere nello stesso tempo del padre.

Siamo tutti d’accordo? Certo, ma non basta.

Non basta perché la ricerca del tempo ci ha lasciati senza tempo.

La vita porta via tempo per vivere. E questo io lo sto insegnando a mio figlio.

Non è giusto.

Il bello è che, alla fine di tutto questo ragionamento, non farò assolutamente nulla per cambiare questa situazione.

Questo è il mondo in cui viviamo e non posso cambiarlo.

Ho scelto di vivere 60 minuti al giorno.

No, non credo di essere un pessimo padre, ma posso migliorare.

Ecco, questo sì che lo posso fare.

Lo voglio fare.

Comunque…ho perso 20 minuti solo a scrivere questa cosa.

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