Ripetersi: si, si, si, si…

Scrivere.

Il piacere di vedere le dita scorrere su di una tastiere mentre i pensieri si concretizzano. Vedere un’immagine prendere i contorni della parola e il colore dell’inchiostro. Forse è vero che si sta andando a perdere la capacità di scrivere a mano, ma per quanto mi riguarda, i pensieri corrono molto più veloci delle dita e le immagini sono più fugaci di un frame al cinema…le mie dita non corrono così veloci.

O forse ho perso quella riflessività che mi permetteva di ricamare sopra un pensiero per tutto il tempo necessario prima di cominciare a buttarlo giù. Non lo so…so solo che da un po’ di tempo a questa parte, scrivere ha perso gran parte della naturalezza che aveva in passato. È diventato più un esercizio mentale, che serve per convincere me stesso, di avere ancora qualcosa da dire.

La triste (più o meno) realtà, sta nel fatto che abbiamo tutti qualcosa da dire, spesso la stessa cosa. E quando tutti devono dire la propria, nessuno ha più voglia di ascoltare per fretta che arrivi il proprio turno di parlare. A che serve quindi? Ore in fila ad attendere il proprio momento, per poi accorgersi che il tempo di attesa ha scolorito il significato del tuo pensiero. Consumato più esattamente. Parole lise che vestono concetti plurimarcati.

I miei discorsi, così come tutti i miei voli pindarici, si trasformano in vecchi jeans indossati da un qualche centinaio di milioni di persone. Fra l’altro nemmeno tutti con la sana abitudine di lavarsi.

Ma voi lo conoscete l’odore di un argomento trito e ritrito? Sa di immobilità

E voi lo sapete cosa mi comporta l’immobilità? No, certo che no. Come fate a saperlo, non ve l’ho mai detto.

A me l’immobilità mi mette ansia. Sono iperattivo. Metti la camicia di forza a uno iperattivo e quello sbrocca. Mettigli una camicia di forza che porta l’odore dei milioni di argomenti che l’hanno indossata, e lui sbrocca e sbocca insieme. Contribuendo alla confusione, al puzzo e al reiterarsi del tutto.

Non mi è mai piaciuto ripetermi…o ripetere a pappagallo quello che ha detto qualcun altro. Di questo passo temo che mi ridurrò ben presto al silenzio assoluto. Solo io però.

Questo pudore nel non reiterare l’inutilità di un discorso già fatto, credo che affligga ben poca gente. Ma per quanto mi riguarda, distrugge.

Mi sono dato una piccola e semplice regola quando ho cominciato a scrivere: mai trattare più volte lo stesso argomento, o quanto meno, mai trattarlo due volte allo stesso modo. Ci possono essere aggiunte, evoluzioni…nuovi punti di vista…anche cambi di opinioni. Ma mai e poi mai si deve andare a riscaldare la minestra.

I pantaloni rotti si devono buttare, anche se adesso vanno tanto di moda…vale per i pantaloni e per la scrittura.

Non sono né un gran scrittore, né una persona particolarmente illuminata. Credo sì di avere al contrario un buon senso critico.

Non mi è mai piaciuto ripetermi l’ho scritto decine di volte, e diverse volte solo in questa pagina.

Non mi è mai piaciuto ripetermi e nemmeno dire sempre la verità.

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