Tic tac

Non ho mai capito come si faccia a rendersi conto del ticchettio della lancetta dell’orologio.

Ci hai mai fatto caso?

Quella cosa che cambia e dona voce alla stanza. Dev’esserci una specie di cortina crono assorbente che riveste i pensieri, qualcosa che impedisce di percepirlo chiaramente in mezzo al caotico silenzio del tempo passato.

La lancetta di un orologio, non puoi mica scegliere di sentirla quando ti pare!

Dev’essere una rivelazione inaspettata e il più delle volte sgradevole. Mi indispone.

Succede che sei lì che stai cercando 2 parentesi fra le quali rintanarti e invece ti trovi quel tic tac che, se fino a un secondo prima era completamente impercettibile, all’improvviso diventa di un insopportabile clangore metallico in grado di passare sopra perfino alla confusione dei propri pensieri.

In realtà è sempre lì. Anche quando nessuno lo sente. O forse no, chi lo sa. Quel che è certo è che non è il suono a variare, ma solo la percezione che ne abbiamo noi.

Non sempre siamo disposti a sentirlo, figuriamoci ad ascoltarlo.

Tic tac.

Questo è. Un linguaggio universale che risveglia la paura di Capitan Uncino. Capitan Uncino ha paura; sento di avere molte cose in comune con lui. E pensare che fino a stamattina ero convinto di essere Peter Pan.

Il fatto è che credo di aver da sempre preferito Capitan Uncino. Peter Pan non ha idea di chi sia veramente e, cosa ancor più grave, non può nemmeno scegliere chi diventare da grande.

Te la immagini la dannazione di non poter diventare mai grandi? La condanna di rimanere per sempre quelli che si è sempre stati. Nessuna frequenza in grado di percepire il tic tac di un orologio. Povero Peter. Nato e condannato rimanere per sempre un bimbo sperduto.

Capitan Uncino invece lo sa chi è. Sa cosa vuole, ha un passato e si immagina un futuro proprio perché ha paura di non poterlo raggiungere. Tutti abbiamo il nostro coccodrillo.

Se non avessimo un domani da trovare, non avremmo nemmeno un oggi da vivere. Niente tic tac.

“Spugna chi ti ha detto di ramazzare il ponte?!

Non vorrai che il domani mi colga senza poter scorgere i miei passi fra la polvere?!”

Il tempo è immutabile proprio per tenere il conto dei tuoi mutamenti. Se un giorno non si potessero più contare i giorni, la nostra vita durerebbe quanto quella di una rosa. O di una montagna.

Tic Tac.

Ricordi chi eri ieri solo se conosci i limiti dell’oggi.

Oggi mi si chiedeva come mai un tempo si scambiavano ditali per baci, non ricordo bene il perché, ma la cosa più importante, è che non è più così.

Un colpo di Spugna e Capitan Uncino raggiunge il suo domani.

Fra le fauci di un tempo tiranno che non ti aiuta a ricordare quanti quando sono passati tra ieri e domani.

Sappi che non lo sa nemmeno il tempo, ma solo perché non può voltarsi indietro.

I secondi possono diventare primi solo nel quadrante di un orologio.

Capitano o mio capitano, l’attimo è fuggito…sono cose che capitano…capita? No.

Grazie del tempo che mi dai anche quando non ce n’è, ma grazie soprattutto per quello che mi darai.

Tic tac.

È sparito.

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