Trilogia della bocca

il

IL FISCHIO

L’infanzia ha un sapore dolciastro e profuma di erba rasata. Sa di pomeriggi passati all’aperto e di ombre lasciate allungarsi sotto i rami di un albero.

L’infanzia è un fischio che si dissolve in lontananza.

Io non so fischiare, ma ci ho provato mille volte; fin dall’infanzia appunto.

Mia madre fischiava per richiamarci all’ora della meranda.

La bocca che ci nutriva era anche quella che ci ricordava di non sudare troppo, bisogna bere o la gola si secca, con la gola secca non si gioca. Non si fischia.

Io non so fischiare.

Merenda!

E un fischio mi ricordava delle pile di succhi di frutta alla pesca ammassate accanto al frigorifero.

Ci vogliono tanti succhi di frutta, tanto pane e tanta marmellata se si vive di fronte ai giardinetti pubblici.

Un fischio è un richiamo efficace ma poco discreto, in tanti rispondevano e nessuno restava mai senza.

Una volta l’infanzia sapeva di condivisione.

Io però non so fischiare.


IL SAPORE DELLA CALAMINA

Spaccarsi la schiena fino a non avere più una sola briciola di forza in corpo.

Non avere più una briciola di forza in corpo e lamentarsi di non riuscire a fare nulla una volta arrivati a casa la sera.

Ma tu che gusto ci troverai mai a fare tanta fatica?

Io lo so che gusto ci ho trovato nella fatica.

La fatica sa di calamina mista al sudore.

Il lavoro tutto credo che abbia questo sapore, il sudore salato che imperla la fossetta che collega il naso alla bocca.

L a limatura di ferro che viaggia libera nell’aria, dimenticandosi per un attimo di essere stata parte di un elemento primario, rimane imprigionata in una micro particella di fatica. Il metallo che sa di terra, di minerale e di bisogno di ricollegarsi alla vita, si fonde a freddo diventando una cosa sola con la sua lacrima di lavoro.

Volete sapere alla fine che gusto ho trovato nel fare tanta fatica?

Sa di sangue.


BACIAMI STUPIDA

Un bacio, sopratto il primo bacio, lo si beve.

Ha una strana consistenza il primo bacio, è carne viva, morbida, vibrante tendenzialmente al sangue.

Un bacio si serve freddo ma si scalda presto, si scioglie in bocca e toglie tutto l’amaro di parole troppo dolci per essere vere.

Un bacio non sa mentire mai se si riempie la bocca di desiderio.

Il desiderio sa di fretta, sa di smania, sa di voglia di arrivare non so dove, ma purché si arrivi presto.

Un bacio è una porta socchiusa che si spalanca su di un giardino ombroso.

Sa di aspettativa.

Prenditi una pausa per capire cosa ti aspetti dal sapore di un bacio.

Non ho idea di che gusto ci sia a baciare qualcuno, ma se ti chiedono: a cosa serve la bocca?

Il bacio nutre, toglie il fiato, lascia senza parole e fa sorridere.

Un bacio serve a ricordare che senza bocca, non è tanto facile vivere.


 

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