Il destino di una candela

Breve storia triste:

“Zip! Vamp! Frush! Sssht!”

Bruciare lentamente fino a esaurirsi.

Terminare la propria esistenza in una piccola sbuffata di fumo nero, abbandonarsi alla danza di un ultimo alito di vento.

Una candela lo sa da subito qual è il suo destino.

Una candela, nell’esatto istante in cui realizza di essere una candela, vive nella costante, frenetica attesa, che qualche fiamma libera le inneschi la miccia.

Quello che accade dopo è storia.

Lasciate bruciare.

Accese e dimenticate a consumarsi come la più comune delle passioni passeggere.

Non è facile nascere candela.

Sapere che nel migliore dei casi verrai usata un paio di volte, magari per commemorare un qualche fuoco fatuo più importante di te, per poi finire a inscurire il buco nero delle luci spente.

Triste destino quello di una candela che viene accesa.

Affrontare in solitudine, vacillante e inerme, la guerra contro l’oscurità. Consolata solo dalla fiera illusione di essere inconsapevole guida di qualche anima smarrita nella notte. Rassicurante punto di riferimento per le stanche idee di rivincita, nascoste sotto le ombre della pigra quotidianità.

Dare tutti se stessi al proprio unico scopo dell’esistenza. Ardere senza il clamore di scalpitii e scoppi ad accompagnare il proprio timido tepore.

Rimanere fedeli a se stessi, con l’aggravante di non avere scelta. Coerenti fino all’osso. O meglio, fino allo stoppino.

Non c’è particolare bisogno di spina dorsale quando si è una candela, ma questo non toglie una sola briciola di coraggio nell’affrontare il proprio destino.

Anche perché, coraggio o non coraggio, solo quello c’è da fare.

Spegnersi per fare luce. Passare dallo stato solido allo stato verbale.

Non è poi così male bruciare, quando è la cosa che ti riesce meglio.

Attesa, incontro, sguardo,scintilla, fuoco, calore, colore, profumo, luce, musica, danza, romanticismo, sospiro, silenzio…buio.

Breve ma intenso.

Un alito di vita. Una vita che dura tutto il tempo necessario a vivere. Né più, né meno.

Basta incontrare qualcuno che ti accenda.

Che detta così pare pure facile.

Ora mettiamo il caso che una candela non venga mai accesa.

Se alla nostra buona candela non capitasse la sfacciata fortuna di essere arsa di passione, non saprebbe mai cosa significa provare quel fuoco sacro che tanto si desidera e spaventa.

Se una candela non viene accesa in effetti non ha uno scopo.

Se una candela viene lasciata integra a non illuminare nessun buio, quella candela, a che serve?

Vedere mille albe risorgere al buio senza essere mail luce, capire che il motivo stesso per cui si esiste è quello di consumarsi fino a svanire.

Fa un po’ di paura sapere di essere una candela, ma non poter fare ciò per cui sei nato, è ancora peggio.

La candela, sotto la polvere, sogna di morire pur di poter vivere.

Quando pensi di vivere una vita precaria, pensa al destino di una candela.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. le hérisson ha detto:

    metafora… illuminante ^_*

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    1. B ha detto:

      …mi si era accesa una candela…

      Piace a 1 persona

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