Il bambino e la tartaruga

 

Avete tempo di sentire una bella storia?

Se non ce l’avete dovreste trovarlo, sapete? Perché, senza storie, non sono sicuro che la vita sarebbe così bella come la desideriamo.

La mia storia inizia tanto tempo fa…

Sono nato nel’23 e, quando dico ’23, intendo ovviamente il 1923. Quell’anno, il paesino dove sono nato, passò dalla provincia di Firenze a quella di Forlì.

Me lo ricordo perché me lo diceva la mia mamma, che era più contenta perché Forlì è più vicina.

Per andare a Firenze era lunga, bisognava fare il passo della Colla, e le strade non erano mica come adesso!

Una volta erano tutte rovinate, piene di buche  e non c’era mica nessuno che le teneva pulite!

Mica come adesso che invece…no no in effetti erano proprio come adesso.

Comunque una volta non c’erano mica i trasporti di adesso una volta sui treni non potevi mica farci affidamento!

Erano tutti sporchi, affollati, puzzolenti…cari, mica tutti potevano permetterseli…e partivano quando partivano…

Mica come adesso che invece…no no in effetti erano proprio come adesso.

Era l’anno che tutti i partiti politici diversi da quello fascista venivano sciolti.

Era proprio un brutto momento, non c’era mica la democrazia una volta!

Al governo stava gente corrotta che faceva solo i propri comodi, ci stavano dei delinquenti patentati!

Mica come adesso che invece…vabeh non importa…

Sono nato il 2 giugno, data che un giorno sarebbe diventata importante, ma che allora poteva vantare solo di venire 8 giorni dopo la prima 24 ore di Le Mans!

Vi ho mai detto che ho dei cugini francesi?

Per la precisione Corsi!

No non sono mai andato in Francia di corsa, non ero un gran atleta…sono Corsi i miei cugini…della Corsica!

Sta di fatto che uno di questi cugini, tale Francois Piazzoli, correva per davvero, in automobile però… e aveva partecipato a quella gara…alla 24 ore di Le Mans!

I miei genitori erano molto orgogliosi e si vantavano con tutti nel paese di quanto fosse bello bravo e forte il  cugino Francois.

“Il mio primogenito si chiamerà Primo! Come primo sarà il cugino Francois alla 24 ore di Le Mans!”

Vantati oggi, vantati domani, succede che quando il mio babbo è andò a registrarmi all’anagrafe del comune, arrivarono anche i risultati della corsa.

Fu così che mi chiamarono…Ultimo…

Per coerenza i miei genitori non fecero altri figli e io mi ritrovai a essere l’unico figlio unico di tutta la borgata…che solitudine!

I ragazzi mi invidiavano perché io avevo un letto tutto per me e non dovevo mai dividere il pane con i fratelli…ed invidiandomi automaticamente ero diventato antipatico!

I bambini sanno essere crudeli con chi non va loro a genio… e quindi decisero di isolarmi!

Tutta l’infanzia passò così, ogni volta che si giocava fuori con gli atri bambini e si faceva la conta per fare le squadre, la filastrocca era sempre la stessa:

“…e per ultimo…Ultimo! Ci dispiace ma siamo gia al completo!”

E io da solo a camminare prendendo a calci i sassi nel fiumiciattolo che passava sotto casa.

Si dice che se ti annoi il tempo passa lentamente, ma nonostante questo gli anni passavano incredibilmente in fretta!

La mia fantasia e qualche anatroccolo erano l’unica compagnia nelle mie lunghe giornate in riva al fiume.

Finché un giorno mi pare fosse l’estate del ’34, quella dei primi mondiali di calcio vinti dall’Italia, vedo fra l’erba una specie di palla verde tutta a pezze esagonali proprio come quella dei mondiali.

In preda a un irresistibile spirito di emulazione prendo la rincorsa e calcio con tutta la forza che avevo in corpo!

Quella specie di palla si stacca da terra e vola per qualche metro rotolando scompostamente fino  a cadere di nuovo a terra più avanti.

Inizio a correre avanti e indietro esultando come i calciatori che segnano!

“Sì reteeeeee! Rete di Ultimo all’ultimo minuto! E l’Italia Vince!!!”

Quando ecco che la mia esultanza viene interrotta da una vocina ansimante che con fare dolorante mi dice:

“Ehi tu, ma ti sembra questo il modo di fare?! Ti piacerebbe se fossi io a svegliarti a calci?!”

Rimango pietrificato, di sasso!

Poi prendo coraggio e mi avvicino a piccoli passi cauti verso la direzione da dove proveniva la voce.

“Chi ha parlato?!” dico io

Silenzio.

“Chi ha parlato?!” ripeto nuovamente.

Dopo qualche istante di esitazione ecco che di nuovo che la vocina si fa sentire.

“Se te lo dico prometti di non prendermi più a calci?!”

“Io non ho preso a calci nessuno!” rispondo io risentito.

“Ah no?! E allora spiegami come mai mi sono ritrovata sballottata via da uno dei tuoi piedoni sgraziati?”

…la palla…la scorgo mi avvicino ed è proprio da li che viene la vocina!

“ho solo dato un calcio ad una palla…sei forse una palla parlante?”

A questa mia domanda ingenua, la vocina emette una divertita risatina stridula e risponde:

“Una palla parlante…non si sono mai viste palle parlanti!!!.

Osservo senza parole quella piccola forma parlante davanti a me, mi avvicino ed ecco che improvvisamente una piccola testolina salta fuori e squadrandomi dalla testa ai piedi mi dice:

“No sciocco bimbo non lo vedi che sono una tartaruga?!”

“Certo perché invece di tartarughe parlanti è pieno il mondo!” rispondo io

“Guarda che sei tu che ti sei messo a parlare con una tartaruga…e poi se proprio vuoi saperlo tutte le tartarughe parlano…solo che voi uomini avete troppa fretta per fermarvi a parlare con delle tartarughe così lente!”

In effetti non ha tutti i torti, penso fra me e me.

Vinto il timore iniziale la curiosità inizia a farsi largo:

“come ti chiami tartarughina?”

“non ho un nome, nessuno me l’ha mai dato”

“beh potrei dartene uno io se accetti di diventare mia amica!”

“Affare fatto!”

“Allora cara amica, da oggi ti chiamerai…beh visto che sei una tartaruga…e fai tutto con molta lentezza…ho deciso, ti chiamerò Va Lentina!”

“Che bel nome! mi si addice proprio!”

E fu così che per la prima volta dopo tanto tempo non mi sentivo più solo!

Da quel giorno non ci siamo mai più separati!

Io le insegnavo tutto quello che sapevo, mentre Va Lentina mi insegnava a prendere la vita con la giusta calma assaporandone ogni momento.

Passano i giorni, passano gli anni e arrivò la primavera del 1940.

L’Italia si preparava ad entrare in guerra , era un periodo che c’era tanta miseria, mica come adesso che se hai voglia di un ghiacciolo vai al bar e te lo prendi.

Ai miei tempi se avevi voglia di un ghiacciolo dovevi prendere la bicicletta e pedalare fino alle dolomiti, scalare un ghiacciaio (perché non avevo mica il freezer io)  trovare qualche foglia di menta e poi…aspettare che ti passasse la voglia del ghiacciolo!

A meno che non fosse inverno che il ghiaccio allora lo trovavi anche nel vaso da notte, ma d’inverno non avevo mai voglia di ghiaccioli.

Tutti i ragazzi della mia età venivano arruolati e mandati al fronte…ma io no!

Ero diventato troppo lento a sentire le altre persone, ma io semplicemente avevo imparato a dare il giusto tempo alle cose!

Avevo imparato a nascondermi nell’erba e ad utilizzare come riparo quello che la natura offriva.

Mi nascondevo nei tronchi o dietro le rocce e facevo finta di avere anche io una corazza!

Questa capacità mi è tornata utile più di una volta…riuscivo sempre a nascondermi dai tedeschi e dai bombardamenti!

Finché un giorno, dentro uno dei miei tanti ripari (per la precisione un grosso tronco cavo), ho  trovo una ragazza rannicchiata e tutta tremante.

Lucia…non potete credere quanto fosse bella…

Era spaventata e quando mi vide si mise a piangere!

Cercavo di tranquillizzarla:

“Non voglio farti del male, sono come te in cerca di riparo…mi chiamo Ultimo e tu?”

Ma era terrorizzata e continuava  a piangere, allora presi Va Lentina e mostrandogliela le dissi:

“Questa è Va Lentina e lei mi ha insegnato che quando sei calma e tranquilla non può succederti nulla!”

Alla vista di quella testolina uscire dal guscio Lucia si mise a ridere calmandosi immediatamente, e il suo sorriso mi ha illuminato come un esplosione.

Solo che quella volta l’esplosione era dentro di me!

Ci siamo innamorati e finita la guerra abbiamo deciso di sposarci.

A distanza di tanti anni io e Lucia viviamo ancora nella stessa casa insieme a Va Lentina.

Ci siamo presi tutto il tempo del mondo e abbiamo imparato a vivere come una tartaruga…nello stesso guscio!

Le tartarughe – vivono – tanto – a lungo – perché – vanno – piano.

E       quando        sono         stufe       si         f e r m   a    n     o.  

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. le hérisson ha detto:

    “Ultimo”… il destino scritto in un nome (d’altronde, chi arriva primo, è perché ha corso, no?! 😉 )
    vivere lentamente, assaporare ciò che ci circonda e ciò che facciamo, oggi (ma forse anche ieri) è difficile ma non impossibile… questione di organizzazione e piccole rinunce ^_^

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    1. B ha detto:

      Andare piano quando il resto corre, è un piccolo atto di amore e ribellione. Poi, come dici tu, è difficile…ora scusa ma vado di fretta! 😉

      Mi piace

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