Chi sta male e chi lo crede

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Perché il male fa male anche solo a vederlo, ma tapparsi gli occhi non cura nessuno.

La maledizione di chi ha gli occhi per vedere, è quella di non aver bisogno di guardare per intuire la disperazione.

La maledizione di chi ha orecchie per udire, è quella di non aver bisogno di ascoltare per percepire le grida di terrore.

La maledizione di chi ha un cuore per sentire, è quella di non aver bisogno di stare vicino al male per provare dolore.

La maledizione di quelli che hanno occhi, orecchie e cuore, è quella di vivere in costante empatia con la sofferenza. Una bella sfortuna in un mondo dove la pace e la serenità sono cosa rara.

Queste parole, poi, scritte al sicuro da uno degli ultimi baluardi dove, per ora, la guerra e la disperazione ancora non hanno attecchito, suonano come una beffa colossale. Suonano come l’ammissione che non c’è posto per la pace in questo mondo. La faccia oscura della fortuna, quella che ti impone di sentirti in debito per ciò che ti è stato concesso, un debito che non potrà mai essere ripagato.

Ma devi esserne grato, per rispetto a chi darebbe la vita per poter fare a cambio e anzi, la vita la dà e spesso la perde. Si deve essere grati di essere in debito, perché ciò che possediamo, è qualcosa che non è stato concesso ad altri. I nostri privilegi, sono unici e non replicabili.

Anche le paure lo sono. Preferisco avere paura di non poter sanare i miei debiti, piuttosto che aver paura di non vedere un’altra alba. E tutti lo preferiscono. Di fronte alla paura di morire, tutte le altre diventano ben poca cosa. Questione di fortuna, questione di prospettive.

Dalle mie parti si dice: “cosa vuoi che sia, confronto alla guerra?”

Già, quando poi cercano di convincerti che una guerra in realtà non c’è nemmeno, la fregatura diventa doppia. Siamo tutti in debito. Siamo soprattutto in debito di comprensione.

Chi è stato colpito dalla maledizione di nascere in mezzo alla disperazione, alla povertà e alla morte, non ha debiti perché nulla gli è stato concesso. Chi non ha nulla, non può fare altro che cercare qualcosa. Cercare un posto sicuro. Cercare dove vivere, per vivere.

Chi non ha occhi per vedere, si riempie le pupille di lacrime che riflettono immagini poco chiare, che impressionano per il tempo di un singhiozzo e lasciano il posto al sollievo di vivere in un posto sicuro. Ciechi perché abbagliati da troppa luce.

Chi non ha orecchie per udire, si riempie i lobi di ovattati inni sconclusionati ed egoisti, che reclamano giustizia fino a quando questa non va ad intaccare le proprie precarie sicurezze. Gridano per non poter sentire le proprie paure. Sordi per troppo rumore.

Chi non ha un cuore per sentire, si riempie di qualsiasi cosa per colmare il vuoto che ha in petto. Quelli senza cuore non possono sentire nulla, quindi nemmeno la loro mancanza, per questo continuano a vivere come se niente fosse. Privi di sensi per troppo tutto, o troppo niente. Sempre a seconda dei punti di vista.

Chi pensa che questi ultimi siano fortunati, non è tanto più sensibile di loro.

Sono sempre punti di vista quelli da cui si guarda. Sempre il proprio.

C’è sofferenza ovunque…e sempre dove non ci dovrebbe essere, ma a chi importa se non ai diretti interessati? C’è il pensiero diffuso che ognuno ne abbia già troppe da pensare per sé per poter perdere tempo con il resto, e magari spesso è pure vero, ma può diventare una scusa alla lunga.

Siamo avari nel concedere qualsiasi cosa, tranne l’indifferenza.

C’è chi sta male davvero e chi lo crede solo, ma alla fine, il risultato non cambia.

Da oggi voglio essere più gentile.

 

Un commento Aggiungi il tuo

  1. mauri53 ha detto:

    I mali immaginari sono spesso devastanti

    Mi piace

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