Su con la morale!

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Non preoccupatevi. È normale di tanto in tanto sentirsi un po’ giù, soprattutto in questo momento di grande indecisione.

Fortunatamente quando ai propri problemi non si trova una soluzione, ci vengono in aiuto quelli degli altri, perché nessuno come chi non ha la minima idea di cosa si stia parlando, può risolverli.

La confusione regna sovrana e a tanti, diciamo pure a troppi, per riuscire a raccapezzarsi, viene in mente di bypassare il cervello e ragionare con la pancia.

Ehi, un momento, ma la pancia non ragiona!

Avete ragione, non ragiona, ma idealmente la pancia è la sede dell’istinto, ovvero la tendenza di mettere in atto un determinato comportamento, in base a schemi appresi tramite interazione continua tra individuo ed ambiente. Ad esempio: ho fame quindi mangio, ho paura quindi scappo, sono eccitato quindi… insomma ci siamo capiti.

Le reazioni d’istinto però non hanno un obiettivo definito, come può essere invece la conclusione ad un ragionamento che analizza una questione che non capiamo, ma il semplice bisogno di assecondare le proprie emozioni. Tante volte è un bene, tante altre…meno.

L’unica cosa che può modificare o gestire le reazioni che comandano l’istinto sono l’apprendimento e la conoscenza. Per dire, a forza di darci, anche i bambini capiscono che non si può rispondere a qualcosa che li disturba con calci, pugni, morsi e offese.

Insomma, quando una situazione la si capisce e la si sa gestire, difficilmente ci si dovrebbe lasciare andare a reazioni di pancia. Giusto?

Ma cosa succede quando una cosa che non capiamo, o che crediamo di capire ma su cui non siamo sufficientemente informati, ci colpisce?

Indovinato, reagiamo d’istinto!

Reagire però d’istinto e in malo modo, non si addice a individui adulti che si suppone debbano essere in grado di insegnare ai proprio figli a non tenere certi comportamenti. Quindi come la si giustifica una reazione simile? A meno che tu non sia Sgarbi naturlmente…

Ma certo! Con la moralità!

Ovvero:

“insieme di convenzioni e valori di un determinato gruppo sociale o individuo…”

che possono facilmente piegarsi, alla bisogna, un po’ per tutte le stagioni!

Un esempio su tutti sono i dettami delle religioni, che danno linee guida molto rigide, salvo poi reinterpretarle a seconda delle proprie necessità.

Avanti non ditemi che non è così….

Agganciandomi alla questione spinosa di questi ultimi giorni cioè il così detto “utero in affitto” o maternità surrogata, la stragrande maggioranza delle persone con cui ho avuto modo di confrontarmi sull’argomento, ha reagito di pancia definendolo senza mezzi termini un abominio spregevole.

Di primo acchito anche io, con le scarse nozioni in mio possesso, non ho avvertito una sensazione positiva, ma non avendo tutte le informazioni necessarie a farmi un opinione, ho preferito aspettare un pochino prima di parlare.

Alcuni dei fatti sono che:

– In Italia è vietata, ma in tantissimi altri paesi no (quindi se uno va all’estero non commette nessun reato);

– Non può prevedere un compenso, ma lo si può fare solo per finalità altruistiche (quindi è scorretto dire che si mercificano i bambini);

– Una madre surrogata lo fa volontariamente e non per un fine economico (quindi credo non sia giusto dare giudizi su ciò che una donna fa con il proprio corpo);

– C’è un legame genetico con almeno uno dei genitori (con l’approvazione della stepchild adoption ci saremmo risparmiati tutto il vuoto legislativo che ne deriverà);

– I bambini che nascono avranno solo 2 genitori (indipendentemente dalla sessualità che non sto ad affrontare qui);

– Le spese mediche e i trasferimenti in paesi stranieri sono molto elevate e non alla portata di tutti (quindi come al solito si crea l’ennesima situazione elitaria);

– Per ogni bambino fatto nascere con questa tecnica, un altro bambino già nato e abbandonato, resterà in orfanotrofio (fermo restando l’assurda difficoltà delle adozioni in Italia).

Quindi la mia conclusione qual è?

È che è un gran casino…. e credo che non possano esistere posizioni nette e perfettamente coerenti senza perdersi qualcosa per la strada.

Non c’è qualcosa di perfettamente bianco e perfettamente nero, in certi casi poi ci sono infinite tonalità di grigio. Proprio per questo i daltonici dovrebbero prestare particolare attenzione ai propri giudizi.

La cosa che proprio non mi piace invece, è la facilità di giudizio dettata dalla morale. Come se persone che nessuno ha mai chiamato in causa, volessero decidere cosa fare degli ovuli e dell’utero di una donna che nemmeno conosco.

Non riesco a immaginare (e come me nessuno che non si trovi in quella situazione) per una donna cosa significhi portare in grembo un figlio che non le appartiene, cosa comporti sentire la vita crescere dentro di sé e dovergli poi dire addio. Non lo so, non lo capisco e proprio per questo non lo posso giudicare!

Posso solo affidarmi alle uniche cose che so valere sempre, per ogni questione.

Libertà e rispetto.

Il resto è tutto argomento di discussione … possibilmente civile e costruttiva.

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Belial (lex89) ha detto:

    Il problema vero, per me, è che in Italia si chiama “utero in affitto”, dando l’idea sbagliata a priori, creando un preconcetto già con lo stesso nome. Inoltre mi fa venire l’orticaria che si associ ai gay che vogliono “approfittare della Stepchild” quando, a conti fatti, negli anni lo hanno fatto gli etero e non era mai uscita la questione. Inoltre non si tiene neanche conto che spesso lo si chiede a qualcuno che si conosce (madri alle figlie, figlie alle madri, amiche, sorelle…) quindi neanche a sconosciuti.
    L’altra cosa che mi urta enormemente è il numero spropositato di UOMINI che mettono il becco su una questione prettamente femminile, parlando di “mercificazione” quando sono i primi a dire: “la Cristoforetti è brutta”, “torna in cucina”, “escile”…
    Sembra quasi che parlino di rispetto solo quando non hanno tornaconto personale (compresa la soddisfazione sessuale anche se virtuale).
    Questo aldilà del fatto che io possa essere d’accordo o meno alla madre surrogata.

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    1. B ha detto:

      Esattamente quello che intendo, anche io infatti “utero in affitto” l’ho messo fra virgolette. Sulla stepchild sono come te dell’idea che si sia persa un’occasione solo per paura che venisse associata agli omosessuali! Non metto in discussione la sensibilità di ognuno di noi, ma la smania di certe persone di voler giudicare quella degli altri senza sapere di cosa si parla.

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      1. Belial (lex89) ha detto:

        Pensa che io sono per l’adozione singola… se voglio un figlio ma non un compagno devo per forza farmi il primo che mi capita e rimanere incinta? E un uomo se vuole diventare padre? Come fa? Con tutti gli orfani che ci sono, parlare di “comprare un bambino” o di “metterlo su ebay” (che a volte mi chiedo se siano seri… cioè, se in America che è legale non succede, perchè dovrebbe capitare qui?) è allucinante, dato che per adottare la trafila è lunga, mentre per la madre surrogata è più facile… se da una parte ci vuole un annetto, dall’altro ci vogliono anni per magari sentirti dire di no.

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