Chi beve e chi mente

il

Ultimamente bevo più spesso.

Farisaico eufemismo per non ammettere che spesso significa ogni giorno.

Ho per lungo tempo dato la colpa al Covid. Tutti ci siamo lasciati andare in quel periodo, abbiamo preso pessime abitudini che nessuno si vergognava di ammettere.

Tutti hanno tollerato i vizi presi o acuiti in quel periodo. Non c’erano alternative.

Tutti hanno compreso la naturale esplosione del wellness (perché benessere non dà la stessa carica di endorfine) che ne è stata la naturale conseguenza. Conosco più runner, ciclisti, triatleti e bodybuilder nati negli ultimi 5 anni che nei 30 precedenti il 2020.

Ci sono miei coetanei più tirati e in forma dei miei stessi coetanei ventenni. Sul serio.

Ogni tanto mi sono sorpreso anche io, guardandomi allo specchio, a pensare di essere più tirato adesso che vent’anni fa.

A ogni modo bevo più spesso.

Mi alleno, mi tengo impegnato, sono fuori casa in media 12/13 ore al giorno. E non perché sia una persona dalla vita sociale particolarmente attiva. Sogno la pigrizia cronica.

Maledico ogni singolo impegno imposto dalla quotidianità. Fosse per me non uscirei più nemmeno per andare a fare la spesa.

Non provo piacere nelle cose che ho sempre amato fare.

Sento una crescente e incontenibile ansia nell’indossare i miei panni e nel vivere il mio tempo.

Vivo con la costante impressione di essere incastrato in una menzogna autocostruita e necessaria ad autoalimentare una bugia ancora più grande.

Sento di essere intrappolato nella mia ruota, dentro la mia gabbia, conscio che il mio continuo correre, tiene attiva la dinamo della mia…nostra…distruzione.

Non sono solo io, lo so, sono uno dei miliardi di criceti che corre per tenere accesa la lampadina che stiamo rincorrendo. Solo che da qualche tempo, mi sento più solo.

Per questo bevo più spesso.

Mi sembra di non avere scampo, ma non sono mai stato un pessimista.

Solo che non vedo più la strada che ho davanti…e secondo me non la vedete nemmeno voi.

Leggo, vedo, ascolto, sento…tutto. Il disagio che si mette comodo davanti alla tastiera, l’insicurezza che prende fiducia nei difetti altrui, l’ignoranza che sale in cattedra a ridimensionare l’evidenza, la paura che prende coraggio e muove guerra alla speranza.

Il mondo che scricchiola sotto il peso della nostra indifferenza.

Ideali vecchi di 80 anni tornano di moda, fuori dagli armadi in cui si nascondevano i nostri scheletri, spolverati, inamidati e stesi al sole. Nuovi classici come i baffi a trapezio.

Invenzioni di chi non ha mai conosciuto nulla e si crede di aver capito tutto.

Cattiveria, intolleranza, cupidigia, razzismo, violenza, ignoranza, stupidità, analfabetismo, negazionismo, complottismo, mistificazione, malafede…cameratismo.

Se accettiamo tutto, non vale più niente. La realtà si confonde con l’idea che ci siamo fatti e chissà cosa offre lo spigolo di mondo che osserviamo dalla nostra finestra retro illuminata.

Illusioni in 4k…va a finire che si stava meglio quando erano solo 3. I cattivi li riconoscevi dal cappuccio.

Ora non mi fido più. Né di me, né degli altri.

Mi sento che siamo arrivati alla fine. Non sopravviveremo al nostro mondo, nemmeno se ci convinciamo di essere immortali.

L’unica consolazione è che ogni generazione si è sentita sull’orlo del baratro.

Aveva ragione Thanos. Speriamo che non se ne siano accorti in troppi.

Quando l’unica soluzione è sparire, solo un’intelligenza superiore può prendersi la responsabilità di scegliere.

Ce ne andremo per lasciare posto a chi resterà.

Spero di sbagliarmi.

Forse il problema è solo che ultimamente bevo più spesso.

Lascia un commento