Vorrei essere immune alla rabbia, ma nel gregge l’immunità tocca solo ai lupi.
Tra vasi di bile si cela solo l’orgoglio dell’ignoranza, che al riparo del proprio luogo comune, ha invaso la piazza del privato buon senso.
Il senso buono è quello che manca, così da potersi risparmiare la vista dello scempio che stiamo facendo di questo mondo.
La scia di silenzio lasciata dalle grida di chi non ha una voce, finge una chimica che svergogna il mistero della vita.
Non serve tatto per fingere che l’erba del vicino, non sia tinta del sangue della nostra indifferenza.
Se potessi sentire la puzza di tutte queste menzogne, vomiterei parole d’odio, per il solo gusto di non sentire le vostre ragioni.
Non c’è ragione in chi si vanta di aver torto.
Diritto al rovescio, quando porgere l’altra guancia fa prudere le mani a chi non ha tasche dove metterle.
Quando non sai dove mettere le mani, meni il can per l’aia e una volta che il muro è rimasto a secco, crolla la difesa contro il prossimo tuo.
Non mi appartiene l’idea di vicinato secondo la quale la mia libertà, comincia dove la tua non ha il coraggio di farsi valere.
Finiscila con questo principio di mal di pancia, o sputi il rospo, o sarà lui a sputare sulle tue sentenze.
Una condanna può avere valore giuridico, solo se ti dico di giurare di essere in buona fede e tu non incroci le braccia.
Abbia fede solo chi non ha un nome da invocare nel momento del bisogno.
Se hai sogni anche da sveglio, significa che non dormi abbastanza da perdere pesci.
Il pesce puzza dalla testa, ma con una buona lavata di capo, potrai perdere il pelo che ricopre i tuoi pensieri impuri.
Il mio unico vizio è quello di vantarmi di non averne.
Non vergognarti delle tue voglie, le uniche macchie da nascondere sono quelle sulla fedina penale.
Non so se i giudici sanno di occuparsi di un ambito fallico, dove il fallo non evidenzia un membro disonorato, ma solo una colpa.
La colpa può essere la moglie del rapinatore che, per giustificare i mezzi, fa una brutta fine.
Chi augura una fine brutta non è amante delle favole, ti immagini che vita triste?
Se immagino il numero delle viti che servono per tenere su tutta l’impalcatura di questa messa in scena, mi accorgo che chiunque dica di avere la verità in tasca, dovrebbe avere i pantaloni alle caviglie ed essere incapace di muoversi.
L’immobilità fa bene solo a chi ha interesse che tu stia dove stai.
Non fare domande scomode se hai la risposta a portata di mano.
Schiaffeggia chi ti mette in ridicolo, non sentire ragioni che non puoi capire.
Convinciti di non avere contendenti alla vittoria.
Senza dibattito il coro diventa slogan.
Così tanto rumore, da non sentire più nulla.
Senti che silenzio assordante.
Solo la polvere che si corica.
Non c’è gloria nella resa.
Urla la tua rabbia.
Polvere e sabbia.