L’autogrill non è una destinazione

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Macchina, autostrada di ritorno da Bologna, mezzanotte inoltrata. Fortunatamente non sono solo questa volta e sembra tutto più facile nonostante la stanchezza.

Giornata di spettacolo intrigante quella di oggi. Quando il numero degli spettatori è in difetto rispetto alle persone sul palco, si verifica uno strano cambio di prospettiva. Quasi come se improvvisamente fossero gli attori a guardare la gente in sala. Come se la vera azione fosse l’immobilità delle poltrone in platea. Riesci a incrociare singolarmente i loro sguardi, ad uno ad uno; e da parte di entrambi sembra formarsi una specie di imbarazzato pudore che costringe a distogliere lo sguardo. Quasi si fosse a tu per tu in una stanza buia.

Il fatto che ci sia meno gente, contrariamente a molti altri mestieri, purtroppo non comporta affatto una fatica minore. Anzi.

Siamo scarichi, un po’ come il camion che ci aspetta a fine spettacolo.

Viene la stanchezza prima ancora di cominciare, ma fortunatamente è già finita.

Sì perché come dicevo, siamo in macchina, autostrada di ritorno da Bologna, mezzanotte inoltrata. Con Giada e Arianna si parla del più e del meno.

Bugiardo, sono io più che altro a parlare. Loro molto carine a non farmelo notare. L’educazione fa fare sempre bella figura.

Almeno credo, non ricordo mi sia mai successo.

Lo so sono logorroico, e con una puntina di irrispettosa acidità…

Va bene, con parecchia irrispettosa acidità!

Che me ne farei di un blog altrimenti?

Ad ogni modo, se c’è una cosa che mi è sempre piaciuta dei ritorni in notturna dagli spettacoli, è la tradizionale sosta in autogrill.

Nel mio immaginario l’autogrill è un luogo magico. O meglio, un non-luogo magico. Passaggio per tutti, destinazione per nessuno. Se mai dovessi posizionare una porta interdimensionale che dà su un altro mondo, credo che la schiafferei in un autogrill. Quelle porte con scritto “Privato” sempre chiuse a chiave che nessuno tocca mai.

Oh, io li faccio sul serio sti pensieri!

L’autogrill è un non-luogo romantico di notte. Credo me l’abbia attaccata Guccini questa visione…

Entri, con il silenzio dell’autostrada semi-deserta che rimbomba fra gli scaffali traboccanti inutilità che ti portano alla cassa. Cornetto, caffè e intimità monodose fra estranei.

Solo tu e la ragazza di là dalla cassa.

Ho sempre creduto che una cassiera d’autogrill, di notte, si faccia tantissime domande sulle persone che entrano: “Chissà da dove vengono, dove stanno andando, ci rivedremo ancora?”

E invece… “No grazie, non lo voglio il gratta e vinci a 1€ in più.”

C’è tempo di lasciare tempo ai pensieri di notte, in autostrada.

Silenzio, pace e calma…

Ma non oggi!

Sì perché questa volta, in questa intrigante giornata di spettacolo, non c’è stato il tempo di cenare. E il romanticismo di un cornetto e caffè a tu per tu con la graziosa ragazza della cassa, lascia il passo a: “Un Camogli e una mezza naturale per favore.”

“Voi? Anzi no, un Apollo. Due? Ok Due Apollo e un Camogli…e una mezza naturale.”

Dall’altra parte mi accoglie la voce sgarbata di una vecchia Gorgone imbruttita dalle innumerevoli delusioni ricevute dalla vita.

“Serve prima lo scontrino alla cassa!”

Eccheccazzo ci sono 4 gatti fammeli sti panini!

Pazienza, non c’è nessuno, ci vorrà un secondo. Non mi sembra il caso di fare della polemica.

Mi giro verso la cassa, saranno sì e no 10 passi quelli che ci separano, ma in quel preciso istante, i fanali di quella che sembra una carovana di autobus a 2 piani di turisti polacchi, vengono oscurati dal passaggio di una marea informe di gente, che nemmeno Mosé durante l’esodo era stato in grado di far muovere tanto agilmente in così breve tempo.

La sonnolenta calma lascia spazio allo stupore di trovarsi in un secondo, dietro a una trentina di persone che aggrediscono la cassa su due fronti contemporaneamente.

Come Ulisse vedo allontanarsi di decenni il mio ritorno a Itaca.

Il flusso di gente intanto non si interrompe. Continuo, sembra non aver fine.

15 minuti.

Sono finalmente davanti al bancone dei panini, stringendo fra le mani la preziosa pergamena di carta termica che la vile Gorgone dall’altra parte artiglia invalidandolo senza chiedere nemmeno il mio ordine.

“Volevo anche un caffè…”

“Il caffè di là.”

Mi giro nella direzione che il suo artiglio adunco suggerisce e lo spettacolo che mi si presenta mi paralizza.

Un muro umano che si pressa davanti a una macchina da caffè sguarnita di macchinista.

Sfruttando la stazza minuta e il mio italico genoma, riesco a intrufolarmi fra la calca di corpi in cerca di caffeina…al ginseng macchiato soia in tazza piccola.

Di nuovo faccia a faccia con la Gorgone, che afferrando il mio scontrino, da lei stessa invalidato, mi accusa di non aver pagato il caffè.

I miei occhi si sbarrano creando un’onda d’urto che fa cessare il brusio di sottofono, ammutolendo gli astanti.

Ormai è una questione personale fra me e lei.

“Guardi che il caffè l’ho pagato, mi ha segnato lo scontrino quando ho ordinato i panini.”

Lei si volge alla macchina offrendomi le spalle prive di empatia e comprensione, senza degnarmi di una sola battuta.

Si rigira porgendomi il caffè e con faccia sprezzante ribatte: “Il caffè gratis è sempre più buono.”

…ma io l’ho pagato il caffè…

Inutile ribattere. Sono sconfitto e umiliato. Mi bevo il caffè accompagnato dai mormorii di biasimo della gente attorno.

Esco scortato all’esterno da Giada e Arianna. Ormai è l’una passata.

Frugo svogliatamente nelle tasche cercando le chiavi della macchina, ma ad un tratto un fulmine mi attraversa la mente.

“No! Non ho preso la mezza naturale!”

Silenzio.

Deglutisco e ingoio gli ultimi sentori di un amaro caffè.

Non manca molto a casa.

Berrò a Itaca.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. MD ha detto:

    Scrivere è bello. Scrivere bene è meglio. Ti ho nominato per il Liebster Award. Spero ti faccia piacere.
    https://ameraviglia.wordpress.com/2017/03/19/liebster-award-2017/
    http://wp.me/p2Kahq-50

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    1. B ha detto:

      Mi fa un enorme piacere! Grazie mille! Soprattutto per avermi fatto scoprire il tuo blog! Complimenti davvero! 🙂 A presto!

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